Articoli, annunci e post su come i motori AI stanno cambiando la scoperta dei brand. Ogni voce riassume l'originale; il link porta al pezzo completo.
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«La reputazione dei brand si gioca sempre di più nelle risposte dell'AI»
Intervista di Engage a Luca Dell'Anna sul passaggio dalla ricerca per link alle risposte sintetiche di ChatGPT, Gemini e Claude. Il punto centrale: non conta più dove si compare, ma come si viene raccontati. Si parla anche di link morti nelle citazioni AI, delle domande calibrate usate per misurare sentiment e resilienza, e della candidatura al batch Fall 2026 di Y Combinator.
Engage: NextMind punta sull'AI visibility con DelveDeep
Engage racconta DelveDeep come startup dedicata all'analisi della reputazione dei brand nei modelli di intelligenza artificiale, con il seed round aperto a un mese dalla nascita e la candidatura al batch Fall 2026 di Y Combinator.
Partnership BizzyNow × DelveDeep: visibilità delle app nei motori AI
Anche le app hanno bisogno di essere riconosciute e raccomandate da ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity. La collaborazione misura la visibilità non in astratto, ma in funzione della domanda dell'utente e della fase di acquisto, valutando autorevolezza e sentiment delle fonti.
Due evidenze dalle analisi DelveDeep: molti URL citati dai modelli portano a pagine 404 o rimosse, anche sui siti delle aziende analizzate; e le piattaforme social non compaiono quasi mai tra le fonti, nonostante anni di contenuti. La tesi: nell'era GEO vince chi era già autorevole quando il modello ha smesso di imparare.
Luca Dell'Anna ringrazia Antonio Capone e Lorenzo Paletti per la puntata dedicata a DelveDeep, la soluzione NextMind che analizza e governa la visibilità di brand e punti vendita dentro ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity.
Podcast TuttoConnesso: competere nelle risposte delle AI
Puntata di TuttoConnesso con Antonio Capone e Luca Dell'Anna: per anni i grandi marchi hanno ottimizzato i siti per arrivare in cima a Google, e ora quella strategia cambia con la ricerca mediata dall'AI. Disponibile su Spotify, Apple Podcast, Audible e YouTube.
NextMind lancia DelveDeep, la piattaforma che misura come l'AI racconta i brand
Engage copre il lancio: la piattaforma analizza migliaia di risposte generate dai principali LLM per misurare presenza, posizionamento e attributi associati al brand, con KPI proprietari come AI Visibility Score, Recommendation Strength e Relative Competitive Weight.
Meno del 5% dei link citati dall'AI viene dai social
Analisi su 6.840 domande poste a ChatGPT, Gemini, Perplexity e Claude su 15 brand italiani del settore utility. I modelli privilegiano fonti testuali stabili e verificabili — articoli, comunicati, pagine istituzionali, Wikipedia — il che rende insufficiente un investimento concentrato solo sui contenuti social.
I modelli citano pagine che non esistono più: 29 link rotti per Lavazza, 11 per Nespresso, 10 per Illy. Il problema non è solo l'utente che cerca il bilancio di sostenibilità e trova un 404 — sono le stesse pagine su cui il modello si è basato per raccontare il brand.
Come far parlare un'AI con i documenti aziendali senza farli uscire
L'architettura di DelveDeep Private AI: i documenti restano dove sono (NAS, SharePoint, Drive) e viene costruita solo una mappa semantica. L'indice vettoriale vive nell'infrastruttura aziendale e contiene embedding, non i documenti; anche la generazione della risposta avviene dentro il perimetro.
Il rischio nascosto dell'AI pubblica sui documenti aziendali
Partendo dai dati dell'Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano: molte aziende conservano documenti sensibili senza strumenti per interrogarli, e le persone finiscono per incollarli in ChatGPT o Claude. DelveDeep Private AI permette di interrogarli in linguaggio naturale restando on-premise o su cloud privato.
Presentazione delle cinque linee NextMind: DelveDeep LLM per la visibilità nei modelli, Panel per testare messaggi su panel sintetici, Private AI sui dati sensibili, Gateway DB per interrogare database legacy in linguaggio naturale, e Lab per soluzioni su misura. La tesi di fondo: non si tratta di «adottare l'AI», ma di capire dove diventa un'interfaccia critica.
Il 48% dei link citati dall'AI sulle utility è morto
Analisi di 3.729 link citati dai modelli sulle prime otto utility italiane (A2A, ACEA, Edison, Enel, Hera, Iren, Plenitude, Sorgenia). Dei 1.789 link rotti, un terzo veicolava sentiment positivo ora perso, il 44,6% era neutro e il 22,4% negativo — criticità rimaste senza presidio.
Circa 150 domande su cinque modelli (ChatGPT, Gemini, Claude, Grok, DeepSeek) mostrano cosa succede dopo un rebranding e una migrazione di dominio: i modelli continuano a citare il dominio precedente, non più raggiungibile, perché non si aggiornano in tempo reale. Un problema di continuità delle fonti prima che di comunicazione.
L'annuncio della piattaforma costruita con il team NextMind per misurare come i sistemi AI presentano i brand nelle risposte. Al centro il KPI LightHouse: non solo se il brand viene citato quando la domanda lo riguarda direttamente, ma anche nelle query di categoria e di confronto — lo spazio competitivo dove la notorietà emerge senza essere l'oggetto esplicito della domanda.
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